Un allarme si attiva. C’è rumore. Una via di passaggio non è disponibile. Qualcuno davanti a noi reagisce nel modo sbagliato.

Abbiamo pochi secondi per osservare quello che sta succedendo, ricordare una procedura e decidere cosa fare.

Sulla carta possiamo conoscere perfettamente le regole. Ma conoscere una procedura e riuscire ad applicarla dentro una situazione complessa non sono necessariamente la stessa cosa.

È proprio in questa distanza tra conoscenza ed esperienza che la realtà virtuale applicata alla sicurezza sul lavoro sta diventando uno dei campi più interessanti della formazione immersiva. Non per sostituire docenti, procedure, formazione obbligatoria o addestramento pratico. Ma per aggiungere qualcosa che una slide difficilmente può offrire: la possibilità di trovarsi dentro una situazione, prendere una decisione e osservarne le conseguenze.

Cos’è la formazione sulla sicurezza in realtà virtuale

La formazione sulla sicurezza attraverso realtà virtuale utilizza ambienti digitali tridimensionali nei quali il lavoratore può essere immerso attraverso un visore VR. All’interno dello scenario può osservare l’ambiente, muoversi, individuare potenziali rischi, eseguire procedure e interagire con oggetti o situazioni simulate.

Un magazzino. Un cantiere. Uno stabilimento. Un laboratorio. Un impianto. Un reparto produttivo. Uno spazio logistico. L’ambiente fisico viene sostituito da una simulazione controllata, nella quale è possibile rappresentare eventi che nel mondo reale sarebbero difficili, costosi o pericolosi da riprodurre.

La tecnologia, però, è soltanto lo strumento. La domanda più importante rimane: che cosa vogliamo allenare?

Sapere che un rischio esiste è diverso dal riconoscerlo

Immaginiamo una fotografia di un ambiente industriale. Possiamo indicare un rischio con una freccia, descriverlo, spiegarne le conseguenze e chiedere al lavoratore di ricordarlo.

Ora immaginiamo invece che quella stessa persona entri virtualmente nell’ambiente. Deve raggiungere una postazione. Cammina. Osserva. Ci sono attrezzature, segnali, persone, ostacoli e rumori. Questa volta nessuno indica il rischio. Il lavoratore deve individuarlo.

La competenza richiesta cambia.

Conoscenza

  • Sai che questa situazione è pericolosa?
  • Il rischio è indicato, descritto, spiegato
  • Si chiede di ricordare una regola

Riconoscimento

  • Se nessuno te lo indica, riesci a riconoscerla mentre stai facendo qualcos’altro?
  • Il rischio compare dentro un’attività
  • Si chiede di osservare, interpretare e decidere

È uno degli aspetti più interessanti del training immersivo. Le informazioni teoriche iniziano a essere inserite dentro un contesto.

La ricerca sulla realtà virtuale nella formazione alla sicurezza

L’utilizzo della realtà virtuale per la sicurezza sul lavoro non è più soltanto un’ipotesi tecnologica. Negli ultimi anni è diventato un vero campo di ricerca.

Una revisione sistematica con meta-analisi di Scorgie e colleghi, pubblicata nel 2024 su Safety Science, ha analizzato 52 studi sulla formazione alla sicurezza in VR, relativi a diversi settori tra cui costruzioni, antincendio, aviazione e mining. Gli autori hanno rilevato risultati favorevoli della formazione VR rispetto alla formazione tradizionale per acquisizione e ritenzione delle conoscenze. Allo stesso tempo, lo studio evidenzia un limite importante: solo il 36% degli studi analizzati aveva misurato la ritenzione nel lungo periodo.

Approfondimento: Virtual reality for safety training: A systematic literature review and meta-analysis (Safety Science, 2024).

La conclusione interessante, quindi, non è che “la VR funziona sempre meglio”. È che esistono segnali scientifici promettenti, ma l’efficacia dipende da come viene progettata, utilizzata e valutata la formazione.

Un errore virtuale può diventare materiale didattico

Alcuni scenari di sicurezza sono difficili da riprodurre realmente proprio perché sarebbe irresponsabile creare il rischio necessario per esercitarsi. Non possiamo provocare un incidente per osservare la reazione di un lavoratore. Non possiamo generare volontariamente una situazione pericolosa. Non possiamo fermare continuamente un impianto per ripetere una determinata emergenza.

In realtà virtuale, invece, possiamo simulare l’evento. Una macchina può fermarsi. Un percorso può diventare inutilizzabile. Un oggetto può trovarsi nel posto sbagliato. Può comparire un principio di emergenza. Una procedura può essere eseguita nell’ordine sbagliato.

Il partecipante può prendere una decisione. Lo scenario può reagire. E poi si può ricominciare. Nessuno si è fatto male. Nessun impianto reale è stato compromesso. L’errore diventa parte dell’esperienza formativa.

Allenarsi in situazioni difficili senza creare il pericolo reale

È proprio questo uno dei motivi per cui la realtà virtuale viene studiata in ambiti ad alto rischio. Una review di Dodoo e colleghi, pubblicata nel 2025 su Safety Science, ha analizzato 41 studi sulle tecnologie XR applicate alla sicurezza dei lavoratori in settori come costruzioni, mining, manifattura, sanità, impianti energetici, aviazione e firefighting.

La revisione evidenzia opportunità nella formazione interattiva, nell’identificazione dei pericoli e nell’apprendimento delle procedure, ma segnala anche limiti tecnologici e umani, come motion sickness, campo visivo e modalità di controllo.

Approfondimento: XR and Workers’ Safety in High-Risk Industries: A comprehensive review (Safety Science, 2025).

Il punto è importante. La realtà virtuale permette di controllare l’ambiente, ma non elimina automaticamente i problemi della formazione. Un’esperienza deve essere progettata per le persone che dovranno utilizzarla.

Realtà virtuale e sicurezza nei cantieri

Uno degli ambiti maggiormente studiati è quello delle costruzioni. Nel 2024 il Journal of Safety Research ha pubblicato una revisione sistematica e meta-analisi di Man, Wen e So dedicata all’utilizzo della VR nella formazione alla sicurezza in edilizia.

Lo studio ha analizzato 65 misurazioni provenienti da 12 articoli e ha rilevato risultati favorevoli alla realtà virtuale in diverse dimensioni, tra cui comportamento, competenze ed esperienza formativa. Gli stessi autori sottolineano però che contesto della formazione ed esperienza precedente dei partecipanti influenzano i risultati.

La tecnologia, quindi, non può essere separata dalle persone e dal contesto nel quale viene utilizzata. Approfondimento: Are virtual reality applications effective for construction safety training and education? (Journal of Safety Research, 2024). Scheda: PubMed.

Anche in Italia la formazione immersiva sta entrando nel dibattito sulla sicurezza

Il tema non riguarda soltanto la ricerca internazionale. Anche INAIL sta dedicando attività di ricerca, formazione e divulgazione all’impiego della realtà virtuale e delle tecnologie immersive nella salute e sicurezza sul lavoro.

Nel marzo 2026, per esempio, INAIL Toscana ha patrocinato un seminario dedicato ai percorsi di formazione e addestramento dei lavoratori mediante realtà virtuale, sottolineando la possibilità di esercitarsi in scenari simulati e realistici senza esporre i partecipanti ai pericoli dell’ambiente reale.

Fonte: INAIL — Percorsi di formazione e addestramento dei lavoratori mediante la realtà virtuale (seminario, 18 marzo 2026).

La questione è diventata ancora più interessante con il nuovo quadro italiano sulla formazione in materia di salute e sicurezza. Secondo materiale pubblicato da INAIL, l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 contempla l’impiego di tecnologie digitali immersive negli strumenti dedicati alla formazione. INAIL ha inoltre organizzato nel 2026 un percorso dedicato a innovazione, sicurezza e applicazioni della realtà virtuale nella formazione.

Fonti: INAIL — Innovazione nella formazione per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro: applicazioni di realtà virtuale; fact sheet INAIL sull’Accordo Stato-Regioni 17 aprile 2025.

Questo non significa che qualsiasi esperienza VR possa automaticamente essere considerata formazione valida ai fini normativi. Significa però che le tecnologie immersive sono entrate concretamente nel dibattito italiano sulla progettazione delle nuove metodologie formative.

Non serve simulare una catastrofe

Quando si parla di realtà virtuale e sicurezza sul lavoro, l’immaginazione corre facilmente verso scenari spettacolari: incendi, esplosioni, evacuazioni, incidenti complessi. Ma una simulazione utile non deve necessariamente sembrare un film.

Molte situazioni interessanti sono molto più quotidiane. Un DPI dimenticato. Un passaggio occupato. Un’attrezzatura utilizzata senza una verifica. Un oggetto lasciato nel posto sbagliato. Una procedura saltata. Un comportamento apparentemente innocuo che introduce un rischio.

Questi scenari possono essere persino più interessanti proprio perché assomigliano alla normalità. La sicurezza non riguarda soltanto ciò che facciamo quando tutto va storto. Riguarda soprattutto ciò che facciamo prima.

La simulazione può allenare l’osservazione

Consideriamo un’esperienza molto semplice. Il lavoratore entra virtualmente in un ambiente produttivo e deve raggiungere una determinata postazione. Non gli viene detto: “Trova tutti i rischi.” Gli viene assegnato un normale compito. Durante il percorso qualcosa non è corretto. La simulazione può verificare se quella persona se ne accorge.

Questo piccolo cambiamento progettuale può modificare profondamente l’esperienza. Perché nella vita reale nessuno ci avvisa: “Attenzione, tra trenta secondi incontrerai il pericolo sul quale sei stato formato.” Il rischio appare dentro un’attività. Ed è lì che deve essere riconosciuto.

Ripetere senza ripetere sempre la stessa cosa

Un ambiente digitale offre un’altra possibilità importante: la ripetibilità. Lo stesso scenario può essere eseguito più volte. Ma non deve necessariamente essere identico.

Un rischio può apparire in un’altra posizione. Una distrazione può essere introdotta prima. Un evento può avvenire in un momento differente. Una condizione può cambiare. La prima volta il partecipante potrebbe non riconoscere un problema. La seconda potrebbe individuarlo immediatamente. La terza dovrebbe magari riuscire a riconoscere lo stesso principio dentro una situazione differente.

Questo permette di evitare uno dei rischi della simulazione troppo prevedibile: imparare la sequenza anziché imparare a osservare.

Un esempio concreto: la sicurezza elettrica

Esistono già studi che hanno provato a misurare cosa rimane dopo una formazione immersiva. Una ricerca di Stefan e colleghi, pubblicata nel 2024 sul Journal of Safety Research, ha analizzato un training VR dedicato alla sicurezza elettrica a bassa tensione, con un disegno within-group su 18 partecipanti.

I partecipanti hanno mostrato un miglioramento significativo delle conoscenze immediatamente dopo la formazione e, pur registrando un calo successivo, i risultati risultavano ancora superiori al livello iniziale dopo quattro settimane. Lo studio ha inoltre rilevato valutazioni positive per engagement e utilizzo della tecnologia.

Approfondimento: How effective is virtual reality for electrical safety training? (Journal of Safety Research, 2024).

È un singolo contesto, con un campione contenuto, e non può essere generalizzato automaticamente a tutta la formazione sulla sicurezza. Mostra però il tipo di domande che oggi la ricerca sta provando a studiare: non soltanto se l’esperienza piace, ma cosa viene appreso e cosa rimane nel tempo.

Il valore del debriefing

Indossare un visore non è sufficiente per creare buona formazione. Una delle parti più interessanti può iniziare proprio quando il visore viene tolto.

  • Perché hai scelto quella strada?
  • Avevi visto quell’ostacolo?
  • Cosa ti ha fatto cambiare decisione?
  • Quale elemento ti ha distratto?
  • Perché hai eseguito quel passaggio prima dell’altro?
  • Cosa faresti diversamente?

La simulazione produce un’esperienza. Il confronto successivo può trasformare quell’esperienza in materiale sul quale riflettere. La tecnologia, quindi, non elimina il formatore. Può dargli una situazione concreta da analizzare insieme al partecipante.

I dati raccolti durante una simulazione

Un ambiente digitale permette inoltre di registrare alcuni eventi. Per esempio: tempo impiegato per completare lo scenario; sequenza delle azioni; rischi identificati; errori; tentativi; percorsi scelti; interazioni con l’ambiente.

Sono informazioni potenzialmente interessanti. Ma richiedono cautela. Un dato non è automaticamente una valutazione della competenza. Completare uno scenario rapidamente non significa necessariamente essere più preparati. Individuare un rischio virtuale non dimostra automaticamente che lo stesso comportamento verrà adottato sul luogo di lavoro.

Una review sistematica di Cordeiro e colleghi, pubblicata nel 2025 su Frontiers in Virtual Reality e basata su 37 studi tra il 2021 e il 2025, ha evidenziato proprio questo problema. Gran parte delle ricerche misura reazione e apprendimento immediato, mentre le prove sul cambiamento del comportamento nel lavoro reale e sull’impatto organizzativo restano più limitate.

Approfondimento: Immersive technologies for evaluating industrial safety training in high-risk environments (Frontiers in Virtual Reality, 2025).

È una distinzione fondamentale se vogliamo parlare seriamente di innovazione nella formazione.

Realtà virtuale non significa automaticamente formazione migliore

La VR possiede caratteristiche molto interessanti: immersione, interazione, ripetibilità, controllo dello scenario, possibilità di rappresentare eventi difficili da simulare fisicamente. Ma mettere un visore sulla testa di una persona non migliora magicamente l’apprendimento.

Uno scenario può essere confuso anche in realtà virtuale. Può essere noioso. Può utilizzare interazioni inutilmente complicate. Può concentrarsi sulla spettacolarità grafica dimenticando l’obiettivo didattico. Può inserire elementi soltanto perché tecnologicamente possibili.

Il principio dovrebbe essere esattamente opposto. Prima viene l’obiettivo formativo. Poi viene la tecnologia.

VR, AR e Mixed Reality: non sono la stessa cosa

Anche all’interno delle tecnologie immersive esistono strumenti differenti. La Virtual Reality (VR) immerge prevalentemente la persona in un ambiente digitale. Può essere utile quando vogliamo creare uno scenario controllato e separato dall’ambiente fisico.

La Augmented Reality (AR) mantiene visibile il mondo reale e aggiunge informazioni digitali. Può avere senso quando la persona deve continuare a interagire con strumenti, macchinari o ambienti fisici. La Mixed Reality (MR) permette una maggiore integrazione tra spazio reale ed elementi virtuali.

INAIL ha sperimentato anche queste tecnologie in progetti dedicati alla formazione di operatori che utilizzano attrezzature complesse. Un progetto realizzato insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per esempio, ha studiato l’impiego di realtà aumentata e realtà mista per l’addestramento degli operatori di piattaforme di lavoro elevabili.

Fonte: INAIL — La realtà aumentata per la sicurezza delle piattaforme di lavoro elevabili (seminario di fine progetto, 2023).

La domanda corretta, quindi, non è: “Qual è la tecnologia più avanzata?” È: “Quale tecnologia è più adatta all’esperienza che vogliamo creare?”

Come potrebbe essere strutturato un percorso immersivo

Un possibile percorso potrebbe essere organizzato in più momenti. Non è un protocollo universale e non coincide con un software specifico.

1. Conoscenza

Il lavoratore apprende principi, procedure e rischi.

2. Esperienza

Entra in uno scenario simulato nel quale deve utilizzare quelle informazioni.

3. Decisione

Osserva, interpreta la situazione e sceglie come comportarsi.

4. Feedback

Le azioni vengono analizzate insieme al formatore.

5. Ripetizione

Lo scenario può essere ripetuto o modificato.

6. Trasferimento

Quanto emerso durante la simulazione viene ricondotto al reale contesto operativo. In questa struttura la realtà virtuale non rappresenta necessariamente il corso. Diventa una parte del percorso.

Formazione immersiva senza trasformare la sicurezza in un videogioco

Gamification e simulazione possono convivere. Ma la sicurezza sul lavoro non ha necessariamente bisogno di classifiche, monete virtuali o fuochi d’artificio quando qualcuno completa correttamente una procedura.

A volte bastano conseguenze comprensibili. Hai ignorato un segnale? Lo scenario cambia. Hai riconosciuto il rischio? Puoi intervenire. Hai eseguito una procedura nell’ordine sbagliato? L’ambiente reagisce. Hai scelto un percorso? Ne osservi le conseguenze.

La simulazione diventa interessante quando crea una relazione comprensibile tra decisione ed effetto. Non quando distribuisce punti.

Come R.E.N.E.E. progetta scenari per la sicurezza e la formazione

R.E.N.E.E. sviluppa ambienti immersivi e simulazioni VR personalizzate anche per formazione, sicurezza e gestione di situazioni complesse. Il punto di partenza non è il visore. È il contesto.

Un progetto può nascere da un rischio specifico, da una procedura, da un ambiente produttivo, da un comportamento da riconoscere, da un evento che sarebbe difficile simulare fisicamente. Oppure da una domanda molto concreta: “In quale situazione vorremmo che le nostre persone potessero esercitarsi prima di incontrarla realmente?” Da quella domanda inizia la progettazione.

Ricerca e innovazione R.E.N.E.E.

Ambienti immersivi e simulazioni personalizzate per formazione, sicurezza e situazioni complesse. Il punto di partenza è il contesto, non il visore.

Scopri Ricerca e Innovazione

Tra le applicazioni già sviluppate da R.E.N.E.E. c’è anche DE-ESCAPE, un progetto dedicato alla formazione immersiva nella gestione di tensione ed escalation in ambito sanitario. Non è formazione sulla sicurezza di cantiere o di impianto. È un esempio di come uno scenario possa allenare osservazione, decisione e confronto dopo l’esperienza.

DE-ESCAPE by R.E.N.E.E.

DE-ESCAPE è la soluzione R.E.N.E.E. per la formazione sulla de-escalation e sulla gestione delle situazioni critiche in ambito sanitario, con scenari immersivi in realtà virtuale. Non sostituisce docenti, procedure o formazione obbligatoria.

Scopri DE-ESCAPE

Il valore non è nel visore

Un visore è hardware. La realtà virtuale è tecnologia. La formazione riguarda le persone. Il valore non nasce semplicemente dalla risoluzione dello schermo, dalla grafica dello scenario o dal numero di elementi presenti nell’ambiente virtuale.

Nasce dall’incontro tra obiettivo formativo, contesto, decisioni, feedback, ripetizione e riflessione.

La ricerca scientifica sta mostrando risultati interessanti per l’utilizzo della realtà virtuale nella formazione sulla sicurezza. Allo stesso tempo, continua a ricordarci una cosa importante: tra apprendere qualcosa dentro una simulazione e dimostrare un cambiamento stabile nel comportamento reale esiste ancora una distanza da studiare.

Ed è proprio questa la direzione più interessante. Non chiedersi soltanto quanto sia immersiva un’esperienza. Ma quanto riesca davvero a preparare una persona ad affrontare ciò che potrebbe accadere fuori dal visore.

Fonti e approfondimenti

Le fonti sono riportate per l’inquadramento scientifico e istituzionale. I progetti R.E.N.E.E. non coincidono con gli studi citati e non ereditano automaticamente i loro risultati.

Scorgie D. et al. — Virtual reality for safety training: A systematic literature review and meta-analysis. Safety Science, 2024. Revisione di 52 studi; risultati favorevoli per acquisizione e ritenzione delle conoscenze rispetto alla formazione tradizionale; solo il 36% degli studi misurava la ritenzione a lungo termine.

Man S.S., Wen H., So B.C.L. — Are virtual reality applications effective for construction safety training and education?. Journal of Safety Research, 2024. Meta-analisi su 65 misurazioni da 12 articoli; contesto ed esperienza precedente dei partecipanti influenzano i risultati. Scheda PubMed.

Dodoo J.E. et al. — XR and Workers’ Safety in High-Risk Industries. Safety Science, 2025. Revisione di 41 studi su VR, AR e MR in settori ad alto rischio; opportunità e limiti (motion sickness, campo visivo, controlli).

Cordeiro A. et al. — Immersive technologies for evaluating industrial safety training in high-risk environments. Frontiers in Virtual Reality, 2025. Revisione di 37 studi (2021–2025): molte evidenze su reazione e apprendimento immediato, poche sul cambiamento di comportamento nel lavoro reale.

Stefan H. et al. — How effective is virtual reality for electrical safety training?. Journal of Safety Research, 2024. Training VR per sicurezza elettrica a bassa tensione (n=18): miglioramento immediato delle conoscenze, calo a quattro settimane ma ancora sopra il livello iniziale.

INAIL, 2026 — Percorsi di formazione e addestramento dei lavoratori mediante la realtà virtuale. Seminario patrocinato da INAIL Toscana (18 marzo 2026).

INAIL, 2026 — Innovazione nella formazione per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Corso su novità normative e applicazioni di realtà virtuale; riferimento all’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025. Fact sheet INAIL sull’Accordo.

INAIL, 2023 — La realtà aumentata per la sicurezza delle piattaforme di lavoro elevabili. Progetto con Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: realtà aumentata e mista per l’addestramento degli operatori di PLE.